Albania

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Albania
Albania - Bandiera
Albania - Stemma
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Motto: "Feja e Shqiptarit është Shqiptaria"
"La religione degli albanesi è l'albanesità"

Generalità
Nome completo: Repubblica di Albania
Nome ufficiale: Republika e Shqipërise
Lingue ufficiali: Albanese
Capitale: Tirana  (con le zone limitrofe, 1.000.000 ab. / 2006)
Politica
Forma di governo: Repubblica Parlamentare
Presidente della Repubblica: Bamir Topi
Primo Ministro: Sali Berisha
Indipendenza: 28 novembre 1912 dall'Impero Ottomano


Ingresso nell'ONU: 14 dicembre 1955
Superficie
Totale: 28.748 km²  (139º)
 % delle acque: 4,7 %
Popolazione
Totale (2006): 3.600.523[1] ab.  (127º)
Densità: 125 ab./km²  
Geografia
Continente: Europa
Fuso orario: UTC +1
Economia
Valuta: Lek albanese
PIL (PPA)  (2006): 17.965 milioni di US$  (116º)
PIL procapite (PPA)  (2006): 5.405 US$  (100º)
ISU  (2005): 0,801 (alto)  (68º)
Energia: 0,21  kW/ab.
Varie
TLD: .al
Prefisso tel.: ++ 355
Sigla autom.: AL
Inno nazionale: Hymni i Flamurit
Festa nazionale: 28 novembre

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L'Albania /alban'i:a/ (denominazione ufficiale: Repubblica di Albania, in albanese: Republika e Shqipërisë, in IPA [ɾepuˈblika e 'ʃcipəˈɾisə]) - detta anche Shqipëria, letteralmente Paese delle aquile - è uno stato della Penisola balcanica, nel sud-est dell'Europa.

Confina a nord-ovest con il Montenegro, a nord-est con il Kosovo, a est con la Macedonia e a sud con la Grecia; le sue coste si affacciano sul Mar Adriatico e sul Ionio.

L'Albania è una Repubblica Parlamentare, l'attuale Primo ministro è Sali Berisha (in carica dal 2005), il Presidente della Repubblica è invece Bamir Topi (in carica dal 2007).

La lingua ufficiale del paese è l'albanese.

Indice

Etimologia

Per approfondire, vedi la voce Albania (toponimo).

Il termine "Albania", insieme ad altri toponimi europei e mediterranei, come Alpi e Albion, ha due possibili etimologie, entrambe plausibili: *albho-, protoindoeuropeo per "bianco", oppure *alb-, protoindoeuropeo per "collina".

Storia

Per approfondire, vedi la voce Storia dell'Albania.

Gli Illiri

Il territorio albanese è stato abitato fin dall'antichità, come dimostrano i ritrovamenti archeologici e gli studi antropologici su campioni di resti umani del medio-tardo paleolitico, risalenti a un periodo compreso tra 100.000 e 10.000 anni fa, rinvenuti presso la località di Xare e nelle caverne di Santa Marina a Saranda, nel sud del paese.

Sull'origine degli albanesi la storiografia ci offre poche informazioni. Comunque alcuni studiosi ipotizzarono che gli albanesi siano etnicamente discendenti degli antichissimi Pelasgi [2] [3], e successivamente in tempi più recenti siano stati chiamati col nome di Illiri da scrittori antichi greci e romani. Tuttavia nel giorno d'oggi pochi supportano la tesi dei Pelasgi.

Sulla storia antica dell'Albania, le antiche fonti letterarie offrono poche e vaghe notizie. In generale, si pensa che l'Albania sia stata abitata dagli Illiri, ritenuti i predecessori degli attuali albanesi. Intorno al VI secolo a.C. gli stessi Illiri, grazie ad un rapido sviluppo economico agricolo e produttivo artigianale determinato dalla metallurgia — per uso civile e militare — del bronzo e del ferro, svilupparono una forte identità comune, rafforzando il predominio sul territorio con il commercio e, in molti casi, con atti di pirateria. Fondarono importanti città sulla costa mediterranea, tra cui le attuali Durazzo (in albanese: Durrës), Valona (Vlorë), Scutari (Shkodër), Alessio (Lezhë o Lezha), Butrinto (Butrinti), Santi Quaranta ( Sarandë) e Argirocastro (Gjirokaster).

L'antica Illiria, era il paese dei liberi "liri"[4]. Si estendeva nei Balcani occidentali a sud del Danubio ed era formata da una serie di tribù evolute che vivevano attorno alle città stato, a capo delle quali c'era un unico re.

Con il re Glauco, il paese aveva raggiunto il massimo dell'evoluzione, il suo erede fu Agron che aveva tendenze militari, e secondo il racconto di Stradone, nessuno dei suoi predecessori aveva reso tanto potente il paese dal punto di vista bellico; dopo la morte di Agron andò al trono la regina Teuta che durante il suo Regno stipulò molti trattati e alleanze.

Dopo che un membro di ambasceria romana fu ucciso, Roma attaccò l'Illiria con ingenti forze, e dopo uno scontro cruento, le 2 parti decisero una tregua con condizioni giudicate disonorevoli dalla regina Teuta, che si suicidò. Venne sostituita dal re Genzio, diplomatico e naturalista.

Genzio decise di fondare la città di Shkodra (Scutari), nel nord dell'Albania attuale, capitale dell'Illiria; accrebbe il potere centrale e ordinò che solo Scutari potesse battere moneta. Purtroppo, non tutte le città-Stato aderirono, rendendo, forse sotto pressione romana, più gracile e vulnerabile l'Illiria.

Con il pretesto di un'alleanza di Genzio con la Macedonia, Roma sferrò una terza guerra contro l'Illiria divisa, indebolita, e la conquistò nel 168 a.C. completando il dominio su tutti i Balcani.

Diversi imperatori romani furono di origine illirica, tra cui Aureliano (214-275), Diocleziano (255-313), Costantino il Grande (274-337), Giustino I (450-528), Giustiniano il Grande (482-565), Giustino II (morto nel 578).

Epoca romana

Le rovine romane di Apollonia.

L'invasione dell'esercito romano nel II secolo a.C., come altrove ,comportò l'integrazione e e l'assimilazione delle popolazioni locali, specie sulle coste. Il territorio fece in seguito parte della provincia romana dell'Illiria (Illiricum), all'epoca di Gaio Giulio Cesare. È a Durrachium (odierna Durazzo) infatti che Cesare combatté contro Gneo Pompeo Magno.

Impero bizantino

Al crollo dell'Impero romano, sul finire del IV secolo, l'Illiria si ritrovò sotto il dominio dell'Impero bizantino e subì, in rapida successione, le invasioni di popolazioni barbare come i Goti e gli Avari; intorno al V secolo fu la volta degli Slavi macedoni, che occuparono la parte settentrionale del territorio illirico.

Impero ottomano

Nel 1478 il territorio del Principato dell'Albania entrò a far parte parte dell'Impero ottomano col nome di Arnawutluq.

L'esercito ottomano conquistò l'Albania, che però ebbe azioni gloriose dal 1443 al 1479 con l'eroe Giorgio Castriota Skanderbeg, il principe di Kruje, con gesti che hanno dello straordinario, unì le tribù dell'Epiro e dell'Albania, e resistette per 25 anni ai tentativi di conquista dell'Impero Ottomano. È per questo considerato l'eroe nazionale dell'Albania. Skanderbeg fu preso dai Turchi dall'età giovanile e fu cresciuto facendo carriera nell'esercito ottomano.

Skanderbeg combatté per gli Ottomani, fino a quando alla testa di un gruppo di fedelissimi, si riprese il castello di Kruje in Albania. Il sultano Murad II, furioso per il tradimento, inviò contro gli Albanesi, un potente esercito, guidato da Ali Pascià alla testa di 100.000 uomini. Le forze di Skanderbeg erano notevolmente inferiori numericamente (non superavano mai i 25.000), ma grazie alla sua tattica militare i Turchi riportarono una cocente sconfitta. La sconfitta degli Ottomani infuriò il sultano a tal punto di ordinare un'altra spedizione contro gli Albanesi, Firuz Pascià partì quindi con un altro esercito, ma Skanderbeg ne uscì anche questa volta vittorioso, guadagnando così i titoli di "difensore impavido della civiltà occidentale" e "atleta di Cristo" dal Papa.

Ma Murad II non si rassegnava, dispose agli ordini di Mustafà Pascià due eserciti per un complessivo di 25.000 uomini, di cui metà cavalieri, che si scontrarono con gli Albanesi, l'esito fu disastroso, si salvarono solo pochi Turchi e a stento Mustafà Pascià. Le imprese di Skanderbeg, tuttavia, preoccupavano i Veneziani, che vedendo in pericolo i traffici nel frattempo stabiliti con i Turchi, si allearono con il sultano per contrastare Skenderbeg. La battaglia vide la sconfitta dei Veneziani.

Nella primavera del 1449, Murad II in persona intervenne contro l'Albania alla testa di 100.000 soldati. Tra scontri ed assedi i Turchi persero metà dell'esercito e il comandante Firuz Pascià venne ucciso personalmente da Skanderbeg.

Continuò così in tentativo di conquista dell'impero di Skanderbeg da parte dei più abili pascià turchi, con spedizioni continue contro il castello di Kruje, nessuna di queste però ne usciva vittoriosa

La fama di Skanderbeg ora era incontenibile, i principati europei venivano a sapere della sua accanita resistenza contro l'espansione ottomana. Nel 1458 si recò in Italia per aiutare Ferdinando I, re di Napoli, figlio del suo amico e protettore Alfonso d'Aragona nella lotta contro il rivale Giovanni d'Angiò e del suo esercito.

Intanto, altre due armate turche comandate da Hussein Bey e Sinan Bey, nel febbraio del 1462, mossero contro gli Albanesi costringendo Skanderbeg a rientrare in tutta fretta nella sua patria, per guidare il suo esercito. Ci fu una furiosa battaglia presso Skopljë che vide la spedizione turca annientata. Sceremet-bey fu incaricato di muovere contro gli albanesi ma i Turchi furono nuovamente sconfitti. Il Papa ipotizzo addirittura una crociata contro gli Ottomani guidata da Skanderbeg, ma non riuscì mai a portare a termine l'impresa in quanto morì. L'anno dopo, scongiurato il pericolo della crociata, il Sultano intravide la possibilità di farla finita con il Castriota, mise insieme un poderoso esercito affidandolo ad un traditore albanese, il quale era stato cresciuto allo stesso modo di Skanderbeg: Ballaban Pascià. Ma anche quest'impresa fallì; l'esercito turco fu messo in fuga dalle forze albanesi. Ancora una volta, nella primavera del 1466, riunì forze imponenti, mosse contro gli Albanesi e cinse d'assedio Krujë; una serie di scontri furiosi, nel corso dei quali Ballaban Pascià fu ucciso, portarono Skanderbeg ad un'ennesima e straordinaria vittoria. Maometto II ostinatissimo, nell'estate del 1467, pose di nuovo l'assedio a Krujë, ma, dopo innumerevoli tentativi, dovette rassegnarsi e ritirarsi.

Finché Skanderbeg rimase in vita, i Turchi non riuscirono mai a conquistare il suo impero. Skanderbeg morì di malaria, ad Alessio, il 17 gennaio 1468. Krujë l'eroica cittadina cadde nelle mani turche dieci anni dopo. Secondo parte degli studiosi, l'Italia e l'Europa ora erano salve, l'impero Ottomano non aveva più abbastanza potere da arrivare a portare l'Islam fino a Roma. Ma per l'Albania, ormai distrutta e saccheggiata non ci fu altra soluzione in quanto ormai conquistata e divenne parte dell'impero ottomano nel 1478[5].

Le Province Illiriche furono uno dei governatorati dell'Impero napoleonico, costituito in seguito al trattato di Vienna (14 ottobre 1809). Comprendeva gli antichi domini veneziani della Dalmazia e dell'Istria, Ragusa, e le province austriache dell'Alta Carinzia, Carniola, Istria, Friuli e Croazia meridionale. Occupate dagli Austriaci nel 1813, le Province Illiriche furono assegnate agli Asburgo dal congresso di Vienna.

Indipendenza del 1912

Al termine della Prima Guerra Balcanica, il 28 novembre 1912, alcuni esponenti politici del paese - tra cui Ismail Qemali - dichiararono l'indipendenza dell'Albania dall'Impero Ottomano mentre il paese versava nel disordine civile e politico. Diversi governi si succedettero nel tentativo di sviluppare uno stato laico, indipendente e democratico. Tali tentativi furono appoggiati dalle élite intellettuali, da parte della piccola e media borghesia nazionalista urbana, da parte della nobiltà e dei rappresentanti dei ceti elevati delle famiglie albanesi nazionaliste e dalla comunità legata alla diaspora albanese in Europa e negli Stati Uniti d'America, con il supporto e l'intervento della Società delle Nazioni negli anni '20.

Il processo di riforma democratica e laica fu interrotto dal colpo di stato politico-militare guidato da Ahmet Zogu, che trasformò la nazione in un regno, autonominatosi re col nome di Zog I.

Nel periodo 1924-1943 si svilupparono intensi rapporti bilaterali economici tra Italia e Albania.

Seconda guerra mondiale

Il regime monarchico fu rovesciato nel 1939, quando l'Albania fu occupata dall'esercito italiano. Mussolini, infatti, sentiva il bisogno di controbilanciare le azioni dell'alleato tedesco che nel marzo del '39 aveva occupato Praga. Vi erano inoltre supposte collaborazioni tra Re Zog e i governi anglofrancesi, le odiate nazioni che avevano provocato la "vittoria mutilata" dell'Italia nella Grande Guerra. Infine, già alcune zone della costa iugoslava si trovavano sotto il controllo di Roma, e pure la Grecia si apprestava ad essere coinvolta nelle mire espansonistiche fasciste. Con un'invasione-lampo, il 7 aprile '39 l'esercito italiano disarmò la debole resistenza albanese quasi senza colpo ferire. Re Zog riparò subito in Grecia. Il 16 aprile, l'Albania venne accorpata al territorio metropolitano italiano e Vittorio Emanuele III venne proclamato Imperatore d'Etiopia e d'Albania.

Nel novembre del 1940, dopo il disastroso attacco italiano alla Grecia (vedi Campagna italiana di Grecia), un terzo del territorio albanese finì nella mani dei greci. Alcuni battaglioni scaglionati nelle divisioni "Venezia" e "Giulia" vennero liquidati dai greci in quanto usati come scudi per proteggere la ritirata italiana. Il colonnello Pervizi (rappresentante del comando albanese) decise allora di sottrarre la brigata "Tomorri" al rischio di una seconda strage, abbandonando a sorpresa il campo di battaglia. Badoglio parlò di "tradimento degi albanesi" e decise il ritiro del loro esercito. La situazione si stabilizzò con l'aiuto dei tedeschi, che però - dopo la firma dell'armistizio con gli angloamericani da parte del governo Badoglio (8 settembre 1943), invasero l'Albania.

Si formò così un movimento composto da gruppi nazionalisti e di resistenza partigiana (formato principalmente dai componenti dal partito nazional-comunista guidato da Enver Hoxha). Ci fu anche il contributo degli ex militari italiani che formarono la formazione partigiana Brigata Gramsci (Albania). La resistenza antinazista riuscì a prendere il controllo del paese nel 1944. I nazionalisti e i patrioti antifascisti albanesi si organizzarono nella L.A.N.Ç. - Lufta Antifashiste Nazional Çlirimtare.

L'Albania è il solo paese europeo in cui tutti gli Ebrei sono stati salvati durante la seconda guerra mondiale. Nel corso del conflitto, infatti, il numero degli Ebrei è aumentato; molti vi emigrarono per salvarsi dalle legge razziali. Se prima della II Guerra Mondiale vivevano in Albania circa 200 ebrei, alla fine della guerra gli ebrei sopravvissuti erano circa 2000. Solo una famiglia ebrea è stata uccisa, non perché ebrea, quanto piuttosto perché collaborava con i partigiani. La popolazione albanese e le stesse autorità albanesi rifiutavano di consegnare gli Ebrei durante gli anni dell'occupazione fascista e nazista. Al contrario, li nascondevano, travestivano, gli procuravano documenti falsi per salvarne la vita[6].

Periodo comunista

Dal 1946 al 1990 l'Albania fu uno stato nazional-comunista estremamente isolazionista, stalinista e anti-revisionista, che dedicò poche energie alla cooperazione politica anche con gli altri stati comunisti del Patto di Varsavia dominato dall'Unione Sovietica in quanto quest'ultima, con l'ascesa al potere di Nikita Kruscev aveva assunto una forte opposizione al culto della personalità di Stalin, dopo la pubblicazione del rapporto "Sul culto della personalità e le sue conseguenze". Il regime di Enver Hoxha, terminò con la sua morte nel 1985.

Post comunismo

Cinque anni dopo, in seguito alla la caduta del Muro di Berlino, si ebbe un movimento di rivolta, guidato dagli studenti e dai professori universitari di Tirana, da intellettuali moderati e da tecnici delle fabbriche, che portò alla rinascita della democrazia e al ripristino del multi-partitismo.

Il Paese soffriva però di molti problemi legati al limitatissimo sviluppo socio-economico. Furono decine di migliaia gli Albanesi, in questi anni, che decisero di partire alla volta dell'Italia e si riversarono via mare sulle coste della Puglia, in particolare nel litorale tra Brindisi e Ostuni.

La prima riforma legislativa riguardò la nuova Costituzione e il revisionismo del sistema politico in un economia di transizione; in particolare il diritto alla proprietà privata venne sostituito alla gestione statale dei beni. Successivamente venne intrapresa la lunga strada verso l'adeguamento ai programmi europei del Patto di stabilità e crescita secondo il protocollo del Trattato di Maastricht.

Relazioni con l'Unione Europea

L'Albania sta conducendo con l'Unione Europea il percorso di adesione alla stessa Unione. Negli ultimi anni ha fatto registrare progressi più o meno ampi nel rispetto di tutti i criteri di adesione: democrazia, stato di diritto, economia. Queste le tappe già percorse:

Geografia

Paesaggio montuoso albanese
Per approfondire, vedi la voce Geografia dell'Albania.

Morfologia

Le sue coste, bagnate dal Mare Adriatico e dal Mar Ionio, misurano 363 km. Le pianure occidentali si affacciano sul mare Adriatico, in particolare sul canale d'Otranto, che separa l'Albania dalla Puglia e misura circa 72 km dall'estremo oriente del Salento alle coste albanesi.

Il territorio è costituito da una piccola porzione di terreno pianeggiante e agricolo (700.000 ettari di terre agricole prevalentemente nella fascia costiera e nelle pianure di Myzeqe e Korca), mentre la gran parte del territorio è collinare, montagnoso e impervio. La vetta più alta raggiunge i 2.753 m di altezza. Il clima nell'entroterra è principalmente di tipo continentale, mentre la fascia costiera è caratterizzata da un clima mediterraneo.

Clima

Trovandosi ad una latitudine soggetta a diverse caratteristiche climatiche durante le stagioni estiva ed invernale ed avendo la costa affacciata sui mari Adriatico e Ionio e le regioni montuose appoggiate all'elevata massa dei Balcani, l'Albania ha un elevato numero di regioni climatiche considerata la sua modesta superficie.

Le pianure litoranee hanno tipicamente un clima mediterraneo, le regioni montuose hanno un clima continentale. Sia nelle pianure che nell'interno, il clima varia marcatamente da nord a sud. Le pianure hanno inverni miti, con una temperatura media di 7°C. D'estate la temperatura media è di 24°C con un'alta percentuale di umidità. Nelle pianure del sud, le temperature medie sono di circa cinque gradi più alte durante tutto l'anno. La differenza è più marcata durante l'estate.

Suddivisione amministrativa

Per approfondire, vedi la voce Suddivisioni dell'Albania.

L'Albania è suddivisa amministrativamente in 12 prefetture o "contee" (il termine ufficiale è qark/qarku, ma viene usato anche prefekturë/prefektura), a loro volta suddivise in 36 distretti (rrethe in albanese). Vi sono poi 351 comuni. La capitale del paese, Tirana, è sottoposta a uno statuto particolare in quanto metropoli.

Città principali

Oltre alla capitale Tirana, che insieme ai comuni limitrofi conta circa 1.000.000 abitanti, le città principali sono Durazzo, Scutari, Elbasan, Korca/Corizza , Valona e Fier.

Popolazione

Andamento demografico dal 1961 al 2003

Lingua ufficiale e minoranze linguistiche

La lingua ufficiale è l'albanese, anche se una parte della popolazione dell'estremo sud parla il greco. Una minoranza linguistica nell'est parla il macedone e un'altra minoranza linguistica nel nord-ovest parla il serbo (dialetto iekavo). Ampiamente conosciuta è la lingua italiana.

Etnie

Composizione etnica[7]:

La diaspora albanese vanta una tradizione secolare e riguarda molti Paesi e in particolare l'Italia. Si calcola che la più antica migrazione fu quella che riguardò un cospicuo gruppo di persone della comunità Arbëreshë, i cui discendenti vivono ancora oggi in alcune regioni del sud Italia (Puglia, Molise, Calabria).

Storia sociale e religiosa

Gli abitanti dell'antico territorio d'Illiria praticavano riti pagani e credevano nei miti della guerra, della natura e degli animali.

Il cristianesimo si diffuse nelle terre illiriche durante il I secolo d.C.

San Paolo scrisse di aver predicato anche nelle province romane dell'Illiria, e le Sacre Scritture [senza fonte] narrano di una sua visita a Durazzo: l'apostolo conobbe l'Albania grazie ai suoi viaggi via terra dalla Giudea a Roma, durante i quali ci si imbarcava a Durazzo per raggiungere la penisola Italiana.

L'opera di cristianizzazione fu portata avanti, in seguito, anche dai missionari cristiani attraverso l'antica Via Egnatia e il territorio dell'antica Illiria, dove si fondano le prime comunità e chiese cristiane illiriche. Secondo recenti scoperte archeologiche come le Sinagoghe Ebree nelle città di Saranda e Valona [senza fonte], in alcune città costiere del territorio dell'Albania in quei tempi sorsero anche alcune piccole comunità ebraiche. Le comunità cristiane rimasero legate alla Chiesa cattolica grazie alla presenza di capi spirituali italiani e albanesi e alla volontà dei principi dei clan Arianiti, Kastrioti, Balshaj, Topiaj, Gjon Markaj, Dukagjini, Muzakaj.

In seguito alla divisione dell'Impero Romano in Impero d'Oriente e d'Occidente nel 395, il territorio oggi noto come Albania venne posto sotto la giurisdizione dall'Impero Romano d'Oriente, ma in termini ecclesiastici rimase dipendente da Roma. Nel 732 l'imperatore bizantino, Leone l'Isaurico, assoggettò l'area al patriarcato di Costantinopoli. Per secoli la terra di Albania divenne l'arena delle lotte ecclesiastiche fra Roma e Costantinopoli. Molti degli albanesi gheghi che vivevano a nord del fiume Shkumbini (area comprendente l'odierna Durazzo-Apollonia-Elbasan fino a Korca e l'area di Scutari, la pianura compresa fra il Mare Adriatico e il lago di Scutari) si convertirono al Cattolicesimo, mentre gli albanesi toschi che vivevano fra le regioni montuose del sud-est e le regioni sudoccidentali a sud del fiume Shkumbini aderirono alla Chiesa Ortodossa di rito Bizantino. Una volta scoppiata la guerra tra Impero Romano e Impero Bizantino, quest'ultimo invase il territorio dell'Epiro del nord, dell'Arberia, della Grecia e della Macedonia. Le comunità cristiane sotto il regime politico-militare dell'Impero Bizantino si divisero sia dai riti ortodossi (passando alla liturgia della Sacra Scrittura e ai simboli cristiani), sia dall'autorità di Costantinopoli del clero bizantino.

Seguì l'occupazione da parte dell'Impero Ottomano durante la quale l'autorità turca imponeva la conversione sia con la tassazione sulla proprietà delle famiglie albanesi, sia con la minaccia di arruolare i figli nelle campagne militari. In molti accettarono la conversione imposta.

Religione oggi

Nel periodo 1944-1990, tutte le religioni erano proibite durante il regime nazional-comunista di Enver Hoxha, quando l'ateismo di stato era stato assunto a principio costituzionale ed imposto con la forza.

Oggigiorno il culto è consentito e vi è un aumento di fedeli di varie religioni. Il problema principale è la mancanza di sacerdoti e di suore nei diversi ordine religiosi di nazionalità albanese con diverse professioni in servizio delle persone nelle loro comunità religiose, sono pochi novizie di nazionalità albanese che studiano scienze teologiche e filosofiche nel Seminario di Scutari e di ricerca teologica presso le università pontificie a Roma e in Italia, ma anche nelle altre discipline accademiche di scienze umane, antropologia, pedagogia ed educazione, agricoltura e in etica medica e biologica. Un altro problema giuridico è anche la restituzione delle proprietà immobiliari di tutti gli ordini religiosi in Albania, confiscati dai governi durante il regime totalitario comunista.

Secondo alcuni dati degli anni 1938 e le ricerche quantitative permanenti di alcuni centri di ricerca sociale, organizzate dalla Facoltà delle Scienze Sociali presso l'Università di Tirana e dalle altre pubbliche Università di Scutari, Elbasan, Valona, Argirocastro e Korca, la popolazione religiosa si suddivide in[8]:

Ordinamento

Il Presidente

Per approfondire, vedi la voce Presidenti dell'Albania.
Stemma presidenziale

Capo di stato dell'Albania è il Presidente della Repubblica eletto ogni cinque anni con i 3/5 dei voti dell'Assemblea (Kuvendi) a scrutinio segreto. La maggior parte dei 140 membri dell'Assemblea viene eletta ogni 4 anni.

L'attuale presidente è Bamir Topi, eletto nel luglio 2007.

Il Presidente ha il potere di garantire il rispetto della costituzione e di tutte le leggi, opera come comandante supremo delle forze armate, esercita le funzioni dell'Assemblea quando l'Assemblea non è in carica.

Il Presidente, con la proposta del leader del partito o coalizione di partiti che detiene la maggioranza nell'Assemblea, nomina il Primo Ministro, il quale propone al Presidente i membri del Consiglio dei Ministri. L'intero Consiglio poi viene approvato dal voto dell'Assemblea.

Il Gabinetto di governo

Per approfondire, vedi la voce Primi Ministri dell'Albania.

Il potere esecutivo viene esercitato dal Consiglio dei Ministri. Il presidente del Consiglio è nominato dal Presidente; i ministri sono anche essi nominati dal Presidente sulla base di raccomandazioni del Primo Ministro. L'Assemblea del Parlamento dà l'approvazione definitiva alla composizione del Consiglio. Il Consiglio è responsabile sia della politica interna che estera. Dirige e controlla l'attività dei Ministeri e di altri organi dello Stato.

Ordinamento scolastico e il sistema universitario

In Albania attualmente ci sono università di diritto pubblico statali e private che sono nella fase di sviluppo dei curricula accademica per il riconoscimento del titolo di studio con ECTS European Credit Transfert System, con obiettivo l'integrazione nel sistema accademico e universitario dell'Unione Europea, secondo il processo della dichiarazione di Bologna.

Molte hanno sedi a Tirana, come l'Università statale di Tirana, il Politecnico statale, l'Università statale Agraria, Accademia statale delle Belle Arti e della Musica, l'Accademia statale dell'Educazione Fisica e per lo Sport (Università dello Sport), l'Università statale degli Studi Militari, l'Accademia statale della Polizia, le due ultime in collaborazione (per la riforma dei curricula accademica) con le strutture di formazione della NATO, PAMECA (missione dell'Unione Europea in Albania), e con specializzazioni nelle accademie dell'Esercito Italiano e Carabinieri in Italia.

Altri sedi universitarie pubbliche sono nelle principali città: Scutari, Durazzo, Elbasan, Korca, Valona e Girocastro.

Attualmente ci sono 15 università private come status economico in Società a responsabilità limitata (S.r.l.), e una fondazione italiana no profit, di questi (S.r.l.), 10 sono proprietà dei investitori privati albanesi, 1 turco, 2 greco-cipriota, 1 greco-americana, 1 italiana di educazione a distanza (e-learning). L'offerta delle università private in Albania è invece maggiormente concentrata sulle facoltà di economia finanziaria e commercio, giurisprudenza, medicina, odontoiatria, ingegneria elettronica, edile e architettura.

Sistema sanitario

Forze armate

Le forze armate albanesi sono supervisionate dal Quartier Generale dello Stato Maggiore e consistono in forze armate di terra (esercito), commando forza navale (marina), difesa aerea, commando di dottrina e formazione e commando logistico. Nel 2002, le forze armate albanesi hanno lanciato un programma di riforma di 10 anni sponsorizzato e supervisionato dal Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti per perfezionare e modernizzare significativamente le proprie forze armate. Ad oggi l'esercito impiega più di 25.000 soldati. Lavorando in vista dell'adesione alla NATO, i paesi del Patto Adriatico (Albania, Croazia e Repubblica di Macedonia) attendono di potersi unire all'alleanza Euro-Atlantica della NATO nel 2008. In aprile 2008, l'Albania e la Croazia hanno ricevuto un formale invito di adesione alla NATO. Attualmente l'esercito albanese partecipa a missioni di pace sia in Afganistan, sia in Iraq.

Politica

Politica interna

Capo del Governo attualmente è il primo Ministro Sali Berisha del Partito Democratico Albanese (PD) che ha vinto le elezioni del 3 luglio 2005. Egli è a capo di una coalizione politica di centro e centrodestra di cui fanno parte anche:

  • il Partito Repubblicano Albanese (PR) guidato da Fatmir Mediu;
  • il Nuovo Partito Democratico Albanese (PDR) guidato da Genc Pollo;
  • il Partito Democristiano Albanese (PDK) guidato da Nard Ndoka;
  • l'Unione Liberal-Democratica Albanese (BLD).

Sono entrati nel governo attuale precedentemente alleati con i socialisti e la sinistra anche:

  • il Partito della Minoranza Greca (PBDNJ) con un ministro (Koco Barka) e due vice-ministri;
  • il Partito Agrario Ambientalista Albanese (con Lufter Xhuveli).

Elezioni del 3 luglio 2005

Le elezioni del 2005 si sono svolte in clima pacifico, l'affluenza ha sfiorato il 60% ed è molto alta se si considera che molti cittadini sono emigrati all'estero. L'OSCE(Organizzazione per la Sicurezza e Cooperazione in Europa) ha ammesso che sono state elezioni sostanzialmente regolari, il fatto stesso che la coalizione socialista al governo che controllava gli apparati dello stato abbia perso è indice che in fondo la consultazione è stata regolare, nonostante molti limiti.

Lo scontro è stato tra il blocco socialista al governo da 8 anni e il blocco democratico-conservatore di centrodestra. Il sistema elettorale è complicato: il parlamento unicamerale con 140 seggi viene eletto su base maggioritaria per 100 seggi e su base proporzionale con scorporo per i rimanenti 40 seggi.

Nel dettaglio sui 100 seggi maggioritari

Va detto che in molti collegi il centro-sinistra ha pagato la propria divisione interna: dovunque oltre al candidato ufficiale del PSSH si sono presentati candidati di partiti affini e alleati: i Socialisti di Ilir Meta (LSI), i Socialdemocratici di Skender Gjinushi(PSD), la Democrazia Sociale (PDS), l'Alleanza Democratica (PAD), tutti hanno presentato propri candidati nei collegi maggioritari disperdendo molti voti di centro-sinistra.

Con i 57 seggi maggioritari il PD non ha raggiunto da solo la maggioranza (ne servono almeno 71). L'ha raggiunta però con i propri alleati che, non presenti nel maggioritario per una sorta di "desistenza", nel proporzionale hanno ottenuto altri 18 seggi. In totale il centro-destra al proporzionale ha raccolto circa il 40% dei consensi

La coalizione di centrodestra può così contare su una base di 75 seggi su 140.

Sul fronte opposto, sempre nel proporzionale, anche le forze di centro-sinistra si collocano attorno al 40%:

Al di fuori degli schieramenti

Questi ultimi 2 partiti, in precedenza alleati con i socialisti, dopo le elezioni si sono uniti alla maggioranza di centrodestra e sono entrati nel governo Berisha.

Governo

Ministro Nome Partito
Ministro degli Affari Esteri Lulëzim Basha Partito Democratico
Ministro degli Affari Interni Bujar Nishani Partito Democratico
Ministro dell'Agricoltura Jemin Gjana Partito Democratico
Ministro dell'Ambiente Lufter Xhuveli Partito Agrario Ambientalista
Ministro della Difesa Gazmend Oketa Partito Democratico
Ministro dell'Economia, del Commercio e dell'Energia Genc Ruli Partito Democratico
Ministro delle Finanze Ridvan Bode Partito Democratico
Ministro della Giustizia Enkelejd Alibeaj Partito Democratico
Ministro dell'Istruzione e delle Scienze Fatos Beja Partito Democratico
Ministro dei Lavori Pubblici, dei Trasporti e delle Telecomunicazioni Sokol Olldashi Partito Democratico
Ministro del Lavoro, degli Affari Sociali e Pari Opportunità Anastas Duro Partito Unito dei Diritti Umani
Ministro della Salute Anila Godo Partito Repubblicano d'Albania
Ministro del Turismo, degli Affari Culturali, della Gioventù e dello Sport Ylli Pango Partito Democratico

Elezioni del 18 febbraio 2007

Il 18 febbraio 2007 si sono tenute le elezioni amministrative. Ha prevalso l'opposizione di sinistra, con a capo i socialisti di Edi Rama (sindaco di Tirana), che ha battuto il raggruppamento del presidente del consiglio Sali Berisha.

Confini

Albania confina con il Montenegro a nord (per 287 km), con la Serbia (Kosovo, attualmente sotto amministrazione ONU) e con la Macedonia a nord-est (151 km), e con la Grecia per 282 km a sud. Ad eccezione della linea costiera, tutti i confini dell'Albania sono convenzionali, stabiliti in linea di principio durante il Congresso degli Ambasciatori del 1912-1913 a Londra, dopo la proclamazione dell'indipendenza.

Il principio originale definiva linee di separazione, per quanto possibile, in conformità con gli interessi del popolo albanese e delle nazionalità delle regioni confinanti, seguendo le caratteristiche fisiche del territorio più marcate e mirando a separare nel modo migliore i gruppi nazionali ed etnici. I confini settentrionali ed orientali erano posti tra gli albanesi ed i serbi e i montenegrini; il confine sudorientale tra gli albanesi ed i greci; l'importante regione dei laghi della Macedonia occidentale era da dividersi fra i tre stati, Albania, Grecia e Regno di Jugoslavia, la cui popolazione viveva nella zona.

Il Paese venne occupato, durante la prima guerra mondiale, dagli eserciti di Italia, Serbia, Grecia e Francia, ma i confini stabiliti nel 1913 furono essenzialmente riaffermati dalle potenze vincitrici nel 1921. Alcune variazioni sono state accordate per salvaguardare le situazioni economiche locali, ad esempio per impedire la separazione di un villaggio dalle sue zone di pascolo o i mercati dalle relative zone di produzione. Le pressioni politiche inoltre furono un fattore importante nelle trattative, ma il risultato fu condizionato dall'approvazione delle Potenze, che avevano interessi più astratti, soprattutto mantenere l'equilibrio delle forze piuttosto che specifiche ambizioni economiche.

La divisione della regione dei laghi fra tre nazioni richiese che ciascuno di essi avesse una parte delle pianure nelle vicinanze. Questa decisione artificiale, una volta presa, condizionò necessariamente i confini settentrionale e meridionale. Il confine che si estende dai laghi generalmente verso nord, sebbene segua le creste degli alture orientali, rimane distante dai 16 ai 32 km dallo spartiacque. Poiché i negoziatori al congresso di Londra si rifiutarono di utilizzare lo spartiacque come confine nordorientale del nuovo stato dell'Albania, la popolazione albanese del Kosovo fu incorporata nella Serbia.[senza fonte]

Nell'estremo nord e nelle regioni montagnose del nordest dell'Albania, il confine segue le creste delle montagne attraverso le in gran parte inaccessibili Alpi Albanesi settentrionali, conosciute localmente come Bjeshkët e Namuna. Per la maggior parte, non esiste un confine naturale dalle alture all'Adriatico, anche se il lago di Scutari (Shkoder) e una parte del corso del fiume Buna a sud del lago sono stati usati per contrassegnare il confine nord-occidentale dell'Albania. A sud e sud-ovest, tra la regione dei laghi e il Mar Ionio, il confine sudorientale del paese non segue lo spartiacque ma attraversa alcune creste montuose.

Rapporti con la cultura italiana

La lingua italiana contemporanea è la lingua più conosciuta, dopo la lingua materna albanese, dagli albanesi di ogni generazione e gruppo etnico sociale, anche grazie alla trasmissione di diversi canali radio televisivi italiani, i quali raggiungono la maggior parte del territorio albanese via satellite o terrestre.(Romania V., 2004)

Lo studio e la conoscenza dell'italiano è sostenuta, inoltre, dal "Programma Illiria" (convenzione politica ottenuta con accordi bilaterali dei governi italiano e albanese), che offre la possibilità di studiare la lingua italiana contemporanea a diversi alunni presso le scuole pubbliche statali del primo ciclo fino alle medie superiori nelle sessioni bilingue in Albania e studenti albanesi di studiare anche in Italia. Il programma di Protocollo Scientifico Italia-Albania prevede anche la formazione continua di docenti, professori, insegnanti e traduttori albanesi, anche nell'ambito del Dipartimento di Italianistica della Facoltà delle Lingue Straniere e del Dipartimento di Scienze Pedagogiche e di Psicologia della Facoltà delle Scienze Sociali dell'Università di Tirana.

Altre note riguardo i rapporti culturali fra Albania ed Italia: *nelle scuole pubbliche statali e regionali paritarie in Italia studiano più di 77.200 alunni albanesi;

  • nelle università italiane studiano più di 12.000 studenti universitari albanesi;
  • è stata aperta la prima Libera Università privata Italiana a Tirana; [senza fonte]
  • L'Istituto Italiano di Cultura a Tirana organizza eventi di promozione culturale dedicati all'arte, alla musica e alla letteratura italiana che coinvolgono artisti italiani, europei e albanesi.

Lingua

Per approfondire, vedi la voce Lingua albanese.

La lingua albanese (nome nativo Gjuha Shqipe /ˈɟuˌha ˈʃciˌpɛ/) è una lingua parlata da oltre 6 milioni di persone principalmente in Albania (3.350.000), Kosovo (2.500.000), Macedonia (750.000), e Montenegro (70.000).

L'albanese costituisce un gruppo a parte della famiglia linguistica indoeuropea. Alcuni studiosi suggeriscono che sia l'unico sopravvissuto del gruppo illirico parlato un tempo nella penisola sud-occidentale dell'Europa. Altri suggeriscono che possa essere imparentato più con l'antico daco, un tempo parlato in Mesia e in Dacia.

Economia

Porto di Durazzo

Il sistema socio-economico attuale dell'Albania viene considerato quello di un "Paese in Via di Sviluppo", secondo la metodologia del Fondo Monetario Internazionale (IMF) e delle Nazioni Unite (UN). L'Albania non è un paese ricco per gli standard europei e sta attualmente compiendo la difficile transizione verso un'economia di mercato. La caduta del regime politico comunista del 1990 è infatti avvenuta più tardi e in modo più caotico rispetto agli altri paesi del Europa dell'Est ed è stata caratterizzata da un massiccio esodo di rifugiati politici e emigranti economici verso l'Italia e la Grecia nel 1991 e nel 1992. I primi tentativi di riforma cominciarono all'inizio del 1992, dopo che il valore reale del PIL era diminuito di oltre il 50% rispetto al picco del 1989.

Il governo, democraticamente eletto ed insediato nel 1992, lanciò un ambizioso programma di riforme per arrestare il decadere dell'economia e instradare il paese verso un'economia di mercato. Gli elementi chiave della riforma comprendevano la liberalizzazione del sistema dei prezzi e degli scambi, un consolidamento fiscale, un più serrato controllo sulla politica monetaria e una rigorosa politica delle entrate. Questi cambiamenti erano supportati da un ampio pacchetto di riforme strutturali, che comprendevano la privatizzazione, la creazione di nuove imprese per il nuovo regime social-economico, riforme nel settore finanziario e la creazione di un quadro legale per l'economia di libero mercato e le attività del settore privato.

I prezzi furono in gran parte liberalizzati. Fu privatizzata la maggior parte delle imprese di stato: dalle piccole industrie e dal fallimento delle società cooperative agricole delle comuni rurali, alle imprese statali artiganali medie e piccole. A partire dal 1995, il governo iniziò a privatizzare le grandi imprese di stato, mantenendo però il controllo delle ferrovie di stato, del servizio pubblico statale per le Poste Albanesi, INSIG (l'Istituto Nazionale delle Assigurazioni), KESH (la Compagnia Corporate Albanese per l'Energia Elettrica) e Albpetrol/ARMO, su cui vennero investiti grandi capitali per il rilancio.

I risultati degli sforzi del Sistema Albania furono inizialmente incoraggianti. Dietro il settore trainante dell'agricoltura il PIL (prodotto interno lordo) crebbe di circa l'11% nel 1993, dell'8% nel 1994 e di più dell'8% nel 1995, con la maggior parte di questa crescita nel settore privato. L'inflazione annua cadde dal 25% del 1991 a percentuali ad una sola cifra. La moneta albanese (il Lek) si stabilizzò. L'Albania divenne meno dipendente da aiuti alimentari esterni. La rapidità e il vigore della risposta imprenditoriale privata alle aperture e alla liberalizzazione fu maggiore delle aspettative.

A partire dal 1995, tuttavia, il progresso si arrestò. Un indebolimento nella risoluzione del governo a continuare le politiche di stabilizzazione in occasione delle elezioni del 1996 contribuì al rinnovarsi della pressione inflazionistica, che raggiunse il 20% nel 1996, spinta anche dal deficit superiore al 12%.

Il collasso sociale ed economico e del sistema finanziario agli inizi del 1997 portò al fallimento della Banca statale Agricola Albanese e della Banca statale Commerciale Albanese. Un regime finanziario viziato dalla creazione di schemi piramidali speculativi finanziari e da trafficanti usurai che avevano attirato depositi da una parte notevole della popolazione, diede origine a disordini che causarono più di 1500 morti, una diffusa distruzione di proprietà pubblica e privata con una caduta del PIL dell'8% e l'esplosione dell'inflazione al 50%. Il valore della moneta albanese durante la crisi del 1997 diminuì della metà, prima di salire nuovamente nel gennaio del 1998 alla quota di 143 lek per un dollaro. Il nuovo governo (insediato nel luglio del 1997), fu costretto ad adottare energiche misure per ristabilire l'ordine pubblico e rivitalizzare le attività economiche e il commercio.

Nel 1998 l'Albania si riprese dalla crisi del sistema.

Il 1999 nella regione fu caratterizzato dal conflitto fra NATO e Serbia (allora Repubblica Federale di Jugoslavia) per la questione del Kosovo. Molti aiuti economici vennero stanziati dalla comunità internazionale per aiutare il Governo albanese a sostenere gli alti costi dovuti all'afflusso di quasi mezzo milione di rifugiati dal Kosovo.

Nel 2007 è finalizzata la gara di privatizzazione di TELECOM ALBANIA-ALBTELECOM, impresa statale di telecomunicazione fissa (con le tecnologie Alcatel&Lucent di fibra ottica, servizi di larga banda ADSL e una licenza integrata di rilancio per un Operatore Mobile GSM) con l'acquisizione da parte di un consorzio formato dal Gruppo "CETEL", TÜRK TELEKOMUNIKASYON A.S. e "CALIK" per il 20% e per l'80% da un Holding Arabo Turko-Libica con il gruppo bancario della BKT-Banca Nazionale di Commercio, BERS e IFC a Tirana.

Altre imprese statali sono nella fase di privatizzazione: INSIG (l'Istituto Nazionale delle Assigurazioni), il settore distribuzione della KESH (la Compagnia Corporate Albanese per l'Energia Elettrica) e Albpetrol/ARMO.

Attualmente l'Albania è sottoposta ad un intensivo regime di ristrutturazione macroeconomica sotto la sorveglianza del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Mondiale, in collaborazione per la politica monetaria con la Banca d'Albania (Banca Centrale dello stato Albanese). Esiste una profonda necessità di riforme, che riguarda tutti i settori dell'economia reale, ma la possibilità di attuarle è limitata da una scarsa capacità amministrativa pubblica, dalla migrazione del capitale umano specializzato e da bassi livelli di reddito da confrontarsi con l'alto costo della vita, che rendono molti gruppi sociali della popolazione particolarmente vulnerabili alla disoccupazione ed alla fluttuazione dei prezzi.

L'economia sociale e specialmente l'economia familiare albanese continua ad essere sostenuta dalle rimesse degli emigrati albanesi (1.100.000 persone attive da 18-70 anni), ammontanti ad un miliardo e trecento milioni di euro all'anno, poiché circa il 20% della forza lavoro opera all'estero, soprattutto in paesi dell'Europa Occidentale come Italia, Grecia, Germania e Grand Bretagna. Queste rimesse sostengono il PIL ed aiutano a mitigare il notevole deficit della bilancia dei pagamenti.